La vela è fatta di sensazioni forti, aria aperta, ma soprattutto attività sportiva; fisica; insomma, può essere anche sana fatica. Quante volte vi sarà capitato di fare una lunga navigazione di trasferimento dove la vostra rotta è 295 gradi e il vento proviene da 295 gradi? e sicuramente capita sempre quando avete un equipaggio famigliare, ridotto o comunque poco esperto. E allora vi tocca fare tutto a voi, sorbirvi tutti i bordi di bolina facendo frullare i winch come fossero trottole... ma che fatica dopo un pò.... e allora, prima che vi scoppino le braccia è bene sapere che anche stavolta ci viene incontro la tecnologia. Senza menzionare i winch elettrici fissi che sono sicuramente d’aiuto, se ce l’hai già, ma che rivestono costi di installazione improponibili se li devi installare ex novo. Vi sono invece da tempo alcuni marchingegni elettrici, impugnabili con le mani, che ruotano per noi i winch con semplicità e senza fare fatica, anche a differenti velocità. Però finora questi apparati erano legati ad un fastidioso cordone ombelicale per il trasporto dell’energia elettrica nel loro potente motore, insomma, un fastidioso cavo elettrico che era di non poco intralcio. E poi non ultimo bisognava prevedere sulla coperta almeno due punti di presa corrente con filature elettriche decisamente importanti. Finalmente una ditta Francese ha realizzato una robusta ed efficace “manovella elettrica” senza fili, alimentata a batterie ricaricabili ed anche molto potente. Diciamo che è il vero uovo di colombo, seppure sia un oggetto che fa rabbrividire i puristi e gli sportivi. Ne descriviamo di seguito le caratteristiche per un oggetto, di certo non indispensabile, ma utile per quella sola volta che vi potrà sollevare da una estrema fatica. Manovella elettrica con impugnatura ergonomica dal peso di Kg 3,90 adatta per utilizzare qualsiasi tipo di Winch con innesto standard; scafo ABS a prova di spruzzi; potenza 450 Watt con coppia max di 100 mN; componenti di trascinamento in acciaio Inox; limitatore di coppia elettromeccanico; 6 velocità per 3 rapporti con invertitore + neutro; 2 giri al secondo; consumo batteria in ricarica 1 Amp (1 ora); in dotazione: carica batterie, due batterie 18 volt 3 Amp, custodia morbida. Il costo non è dei più teneri perchè si aggira sui 1.600 euro ma considerando che con un solo dispositivo si possono agevolmente utilizzare tutti i winch di bordo compresi quelli verticali nonchè issare docilmente una grande randa senza alcuna fatica...... diciamo che in qualità di.... intelligenssorio.... è per noi decisamente promosso!
Il senso di.... Velastregata
Il sibilo del vento affettato dalle sartie, lo scricchiolio delle scotte morse dagli stoppers, col rumore dell'acqua tagliata dalla spigolosa prua che si tuffa sbandata con delfinei beccheggi, la randa e il fiocco quando ben a segno che rapiscono il vento nella loro tela e tu sei là, signore incontrastato dell'invelato guscio, padre di rotta per una ambita meta stretto a quel timone che affonda il lungo aratro. Odori di brezza, colori di un tramonto, uno specchio di rada dove afforchi le tue marre tra sgombri arrosto e un sigaro cubano......
Questa è l'essenza e lo spirito della nostra associazione velica. Se dunque tra il fragore delle onde sei riuscito a percepire lo stregato cantico delle sirene, molla la tua ancora sotto il faro bianco di Velastregata, togliti i sandali e bagnati i piedi nell'acqua turchese all'ombra del legno di capitan Hook........ ed anche tu rimarrai inevitabilmente stregato.
Questa è l'essenza e lo spirito della nostra associazione velica. Se dunque tra il fragore delle onde sei riuscito a percepire lo stregato cantico delle sirene, molla la tua ancora sotto il faro bianco di Velastregata, togliti i sandali e bagnati i piedi nell'acqua turchese all'ombra del legno di capitan Hook........ ed anche tu rimarrai inevitabilmente stregato.
martedì 24 gennaio 2012
giovedì 19 gennaio 2012
Naufragio Giglio
Vorrei esternare la mia preoccupazione riguardo il pericolo che la nave slitti oltre la scarpata con le conseguenze ben immaginabili.... Visto che si è già parlato di progetti fantascientifici (megapalloni aerei a gas elio o palloni di spinta subacquei) per poter rimettere in asse la nave o se non altro trainarla fuori al largo (ma chissà quando visto che a breve potrebbe colare a picco), mi chiedo perchè, al fine di poter terminare i lavori di ricerca; di sicurezza, e per il recupero del carburante, una delle innumerevoli menti illuminate che stanno gestendo l'emergenza non abbia ancora pensato ad imbragare la nave a terra attraverso l'utilizzo di cavi di acciaio. Si potrebbe fare!!! si può sicuramente fare, visto che il relitto si trova a soli 50 metri dalla costa rocciosa. E' d'obbligo evidenziare che non sarebbe uno sforzo di carico in sollevamento, a cui sarebbe impensabile resistere, ma di trazione, pertanto, con un ipotetico carico di tiro per 100 tonnellate, che non sarebbe poco, risulterebbero finanche eccessivi 200 pali di ferro sparati nella roccia che terrebbero tranquillamente lo sforzo individuale di 500 Kilogrammi. Poi successivamente i pali verrebbero tagliati e ripristinata la superficie delle rocce come se nulla fosse accaduto, ripristinando così anche l'habitat naturale. Non sarebbe affatto fantascientifico e il nostro genio militare ci metterebbe al massimo tre giorni. Questa possibilità l'ho ragionata insieme ad un amico ingegnere meccanico, professionista nel campo, il quale esternava il suo stupore chiedendosi per l'appunto come mai ancora nessuno ci avesse pensato. Auspicando che le menti pensanti adesso al alvoro non abbiano nulla a che spartire con l’esempio della gestione del terremoto dell’Aquila, auguriamoci che a qualcuno di questi gli si accenda il cervello, prima che succeda l’irreparabile visto che le previsioni per mare molto mosso le hanno già divulgate da tempo.... Hook
giovedì 29 dicembre 2011
Velastregata Sostenibile
Velastregata è amica dell'ambiente. La sua sede istituzionale, attraverso l'utilizzo di tecnologie ad energia rinnovabile, contribuisce giornalmente all'abbattimento di considerevoli quantità di emissioni nocive che altrimenti danneggerebbero l'atmosfera, e dunque la nostra stessa esistenza. Sul tetto,18 pannelli fotovoltaici Sunpower ad altissima efficienza compongono l'infaticabile impianto che genera energia elettrica dal sole. L'elevata qualità delle celle costituite da purissimo silicio monocristallino, erogano una potenza di 5,4 Kwp con un'efficienza intorno al 19%. La sola produzione energetica che l'impianto ha prodotto da settembre a dicembre 2011, pari a 11.000 Kwh (dunque relativa ad una limitata produzione invernale), è equivalente ad una mancata emissione nell'atmosfera di 4.200 Kg di CO2 che a sua volta può equivalere ad un mancato transito di un'autovettura media per 26.500 km o equivalere a piantare 110 arbusti che crescano per 10 anni. Il riscaldamento del villino, del tipo idrotermico, è garantito da un sistema misto costituito da un termocamino a legna e da una caldaia termica a biomasse che lavora generalmente a pellet in maniera automatica. I due impianti sono tra loro alternativi secondo il bisogno. Il sistema garantisce il confortevole riscaldamento dei due piani dell'immobile nonchè la produzione giornaliera di 300 litri di acqua calda sanitaria (lorda) stoccata in uno specifico boiler di accumulo con alto potere coibentante. Una delle zone più fredde al piano terra dell'immobile, è fornito di impianto idrotermico a pavimento "Chemidro" che garantisce una produzione di energia riscaldante ad altezza d'uomo, evitando inutili dispendi termici. Infine, è già predisposto un'impianto solare termico che sarà definitivamente installato nella primavera 2012 per la produzione di acqua calda sanitaria, la quale sarà stoccata nello stesso boiler esistente da 300 litri avente in origine funzione bivalente. Il piacere di contribuire alla salvaguardia dell'ambiente è associato alla soddisfazione per il considerevole risparmio economico.
martedì 20 dicembre 2011
Tassa di stazionamento: quello che nessuno vi ha ancora detto!!
Il sole 24 ore ha pubblicato un’indagine dell’anagrafe tributaria fino ad oggi riservata, che ha setacciato i dati dei possessori di imbarcazioni immatricolate, battenti bandiera italiana. Secondo l’anagrafe, sembra che 42.000 armatori siano presunti evasori fiscali data la media dei redditi dichiarati inferiore ai 20.000 euro. Ebbene, il quotidiano ha preso una grossa cappellata dai contorni alquanto opachi che lasciano presagire una campagna mistificatoria orchestrata ad arte. Si è fatto, in questo frullato di dati, di tutta un erba un fascio poichè sono state prese in esame tutte le barche immatricolate in Italia (c.ca 100.000) senza alcuna distinzione di dimensione per cui, nel secchio inquisitorio troveremo anche il vecchio natante di 6 metri spinto da 200 cavalli, che con la vecchia normativa doveva essere obbligatoriamente immatricolato. La mistificante indagine ha dunque classificato tutte le imbarcazioni in “fascia medio alta” facendo credere che quei numeri fossero riferiti a barche sopra i 10 metri pertanto tassabili ai sensi del nuovo chiacchierato decreto. Andiamo ad evidenziare i veri dati brutalmente violentati dalla grande cantonata presa dall’autorevole quotidiano. Delle 100.000 imbarcazioni immatricolate, solo 44.618 superano i 10 metri di lunghezza. Tra le restanti 50.000 ed oltre, immatricolate ma sovente abbondantemente sotto i fatidici 10 metri , una gran parte sono barche con valore pressochè nullo o addirittura vecchie e perennemente rimessate. Errate dunque le considerazioni dell’anagrafe tributaria la quale deduce che chiunque possieda una barca sia indiscutibilmente ricco e evasore, non considerando che è ampiamente giustificabile la media prodotta in cui, di fatto, vengono racchiuse le piccole imbarcazioni vecchie, obsolete, o rimessate, i cui possessori ovviamente, non essendo magnati del petrolio o industriali della chimica, dichiarano i fatidici 20.000 euro di reddito. Di seguito riportiamo i dati reali (relativi a imbarcazioni immatricolate di qualsiasi stazza battenti bandiera Italiana) forniti dall’UCINA nell’indagine “la nautica in cifre” presentata ad ottobre 2011.
Totali imbarcazioni immatricolate: 101.538
Totali imbarcazioni imm. sino a 10 mt: 56.920
Totali imbarcazioni imm. oltre 10 mt: 44.618 (uniche unità soggette a tassazione)
Le 44.618 imbarcazioni immatricolate sopra i 10 metri risultano divise come sotto riportato.
Barche a vela
da 10 a 12 metri: 8.671
da 12,01 a 18 metri 6.430
da 18,01 a 24 metri: 433
Barche a motore
da 10 a 12 metri: 13.720
da 12,01 a 18 metri: 12.917
da 18,01 a 24 metri: 2.203
Barche sopra i 24 metri (navi): 244
sabato 26 novembre 2011
Mal di mare? debelliamolo con i cinesi...
Fare una bella veleggiata in barca a vela o semplicemente sdraiarsi in coperta per prendere la tanto amata tintarella è bellissimo. Chi ha provato almeno una volta a navigare tra verdi isole annegate in un mare turchese ripete sicuramente l'esperienza. Purtroppo in molti vorrebbero provare queste esperienze, ma questo piacere, Colui che sta su tutte le cose... a non tutti lo vuole concedere facilmente. Infatti molte persone soffrono di un problema che non riveste propriamente i canoni di una malattia, ma in taluni situazione è talmente fastidioso che sicuramente "ti rovina la festa". Questo fastidio, nello specifico marino, è conosciuto come mal di mare. Con questo termine si è soliti indicare una forma patologica che rientra nel gruppo delle chinetosi, dette anche malattie del movimento che si manifestano con sintomi neurovegetativi determinando malesseri accompagnati da nausea e vomito. Questo succede quando variazioni improvvise e continuative di movimento stimolano la Macula, una struttura del sistema nervoso centrale nonchè alcune strutture dell'orecchio interno. Queste stimolazioni continue e incoordinate, quali il movimento dell'onda che provoca il rollio e il beccheggio della barca, associate anche ad un alterato stato emotivo data la precaria situazione ambientale, provocano la comparsa dei tipici sintomi del mal di mare. I consigli di base che si possono dispensare a chi è soggetto a questi disturbi in navigazione o non, è di non rimanere sottocoperta ma all'aria aperta sdraiati ad occhi chiusi, oppure rimanere seduti ben aggrappati ad un punto ben saldo guardando un punto fisso all'orizzonte, giammai focalizzare lo sguardo sulla barca che ondeggia. Un rimedio naturale consiste nel mangiare poco e spesso cibi secchi (kraker, fette, ecc.), bere acqua se necessario ma con moderazione; non bere assolutamente alcoolici. Ma quando questi rimedi risultano essere blandi per mancanza di risultati, allora bisogna ricorrere a ben altro. Esistono nella medicina moderna decine di prodotti medicinali che tentano di arginare questo fenomeno. In primis, non è detto che sempre ci riescano e poi, il risultato varia comunque da individuo a individuo. Inoltre si tratta sempre di medicinali, con le loro caratteristiche di sintesi che possono determinare non pochi problemi, nonchè le loro innumerevoli, dichiarate controindicazioni. Senza passare all'elenco dei vari medicinali pubblicizzati per tale scopo, proprio perchè siamo dubbiosamente perplessi dai mirabilanti effetti risolutori promessi, possiamo altresì consigliare di provare un metodo naturale, utilizzato da millenni nella medicina cosidetta "alternativa" che richiama i principi dell'agopuntura cinese. E' noto che secondo questa pratica, il nostro corpo è disseminato di punti i quali, in collegamento tra loro, vengono a "disegnare" una mappa costituita da linee immaginarie chiamate "meridiani" attraverso i quali scorrerebbe un'energia vitale, direttamente influenzabile dalle leggi della natura. Questi punti cutanei dunque, se stimolati, possono produrre reazioni interne tradotte in benefici, attraverso molteplici e complessi meccanismi. Non addentrandoci oltre in un campo le cui informazioni riempirebbero un'intera enciclopedia, rimaniamo nell'ambito del nostro problema da risolvere che è quello di cercare di debellare in maniera semplice e naturale i malesseri determinati dal mal di mare. Collegandoci con quanto sopra premesso, possiamo affermare che esiste un punto definito tra i più importanti chiamato NeiKuan o anche punto P6 del meridiano dei vasi sanguigni, considerato un punto di rimedio per nausea, vertigini, vomito, distonie digestive, ed altro. La localizzazione si determina nel seguente modo: poggiare le tre dita centrali della mano destra al'interno e al centro del polso della mano sinistra, ovvero tra i due tendini, facendo attenzione che il dito anulare poggi il suo orlo sulla piega tra mano e polso; il punto P6 si troverà esattamente sotto il polpastrello del dito indice. Questo punto può essere stimolato attraverso la pratica dell'agopuntura o anche attraverso una pressione prolungata da effettuarsi anche con le sole dita, e in tal caso questa operazione prende il nome di "acupressione". Ovviamente non staremo tutto il giorno in barca a tastarci il polso poichè avremo sicuramente ben altro da fare, allora, esiste allo scopo, un prodotto che effettua la necessaria, continua acupressione per noi. E' costituito da due semplici fascette in tela elastica che vanno posizionate ai polsi (tipo quelle dei tennisti). All'interno di queste c'è un bottoncino di plastica anallergica che preme dolcemente, in continuazione, sul punto P6. Negli ultimi charter effettuati, avendo consigliato ad alcuni membri della ciurma questo prodotto che si compra in farmacia per meno di 20 euro, questi, per la prima volta nella loro vita, non hanno nella settimana minimamente accusato alcun disturbo, diversamente dalle volte che in precedenza, avevano trangugiato medicinali di vario tipo, non risolvendo comunque il problema con l'aggravante di aver dovuto subire fastidiosi effetti collaterali (dilatazione della pupilla per la settimana successiva al charter dato l'effetto della scopolamina contenuta in cerotti antinausea; ecc.)
giovedì 17 novembre 2011
Batterie a carica infinita...
Nulla può essere più “verde” di una barca a vela. Stare immersi nella natura, solcare i marosi spinti dall’amico vento che ingravida le nostre bianche vele, assaporando a occhi chiusi tutti i profumi del mare e soprattutto col desiderio di dormire sovente in una rada turchese sempre diversa. Meglio evitare i porti, per quanto possibile, diventati sempre più onerosi, sempre più affollati e chiassosi. Ma un tetro figuro, nascosto dietro l’angolo, proietta in terra l’ombra del suo coltello minacciosamente sollevato sui nostri fervidi progetti. Per essere completamente svincolati dalla banchina, a parte il rifornimento idrico di bordo, dovremmo essere completamente autonomi sotto l’aspetto dell’energia elettrica. Questa ci viene solitamente fornita dalle batterie di bordo a 12 volt continui, o anche sotto forma di corrente alternata a 220 volt quando abbiamo la fortuna di disporre di un buon inverter ma.... questa energia ovviamente non è eterna. Le batterie pian piano, mentre le “strozziamo” con i nostri consumi, perdono la loro forza, e prima o poi andranno ovviamente ricaricate per garantire prestazioni tali da far funzionare giornalmente le innumerevoli apparecchiature di bordo, da quelle di navigazione, che “succhiano” abbastanza energia quali l’avido salpaancora, il pilota automatico, il VHF, il Plotter e tutti gli strumenti di bordo. Nel caso veleggiassimo di notte mettiamoci anche le luci di via e qualche lampada per l’illuminazione d’ambiente. Poi abbiamo le apparecchiature di comfort quali soprattutto il frigo, pressappoco perennemente acceso, col buio le luci interne entrobordo, il boiler e l’autoclave, che per tre cabine di 6 persone la sera spingono come locomotive.... ma se navighiamo sempre a vela e la sera ci fermiamo in rada..... le batterie chi le ricarica? Potremmo accendere un’oretta il motore ma, che rumore, e che puzza.... e non è educato per le barche ancorate vicine; potremmo installare un motogeneratore, che va a benzina o gasolio e comunque, seppur ben coibentato, garantisco che il vibrante rumore si sente... eccome!! potremmo installare dei pannelli fotovoltaici.... oggi ce ne sono anche di flessibili ma dove li mettiamo? su quel traliccio di poppa che non ingentilisce certo la nostra bella barca a vela? e poi la loro resa nominale è garantita solo in caso di sole pieno. Se ci aggiungiamo che tutto il sistema non è che te lo regalano proprio.... e allora, come ultima spiaggia... potremmo montare a poppa quel rombante mulino olandese, controventato con possenti tubi di acciaio inox. Ma che brutto... e pure quello, se deve essere veramente funzionale ed affidabile, non lo puoi comprare economico. E allora????
Non molti sanno che esiste un rivoluzionario dispositivo, estremamente ecologico, piccolo, leggero ed economico nell’utilizzo, che produce nel silenzio pressappoco totale, energia elettrica che viene ceduta ai nostri preziosi pacchi batterie, ricaricandoli di conseguenza. E’ una tecnologia già conosciuta ma solo da poco intelligentemente applicata alla nautica, infatti ha cominciato ora a fare capolino nel ventaglio della sua nutrita accessoristica. Si chiama Pila a Combustibile o Cella a Combustibile. Detto in termini semplicistici, consiste in uno scatolotto più piccolo di un trolley da viaggio (quelli proprio piccoli da severe norme aeree low cost) dal peso di 7 Kg il quale incorpora un sofisticato dispositivo che converte l’energia chimica di un combustibile (nel caso specifico metanolo puro al 99,99 %), direttamente in energia elettrica, senza che avvenga nessuna combustione. Durante la produzione diretta di energia elettrica a 12 volt, emette un prodotto “di scarto” consistente nella produzione di vapore acqueo e biossido di carbonio, in quantità talmente basse da essere paragonate a quelle prodotte dall’espirazione di un bimbo piccolino. Il dispositivo è costantemente collegato al pacco batterie attraverso un regolatore di carica il quale “accenderà” automaticamente il sistema solo quando le batterie della nostra imbarcazione richiederanno di essere ricaricate. Una volta raggiunto questo stato, il sistema, completamente automatizzato, si spegnerà da solo in assoluta autonomia e senza che ve ne accorgiate minimamente. I cinque modelli proposti offrono una potenza di carica che va dai 600 Wh (50 Ah) ai 2.200 Wh (180 Ah), adatti a caricare batterie a 12 volt piombo/acido, e 12 volt piombo/gel. Il consumo dichiarato di metanolo è semplicisticamente espresso in un parametro nominale di 0,9 litri per Kwh prodotto, pertanto il consumo sembra essere veramente esiguo. A titolo esemplicativo, il modello la cui potenza è di 1.600 Wh, fornisce fino a quattro volte più energia di un impianto solare di 100 Wp che lavori, all’apice della luce del giorno, al massimo della sua potenzialità di produzione, con l’incomparabile pregio che la pila a combustibile lavora sempre, e al medesimo regime, di giorno come di notte, con la pioggia, all’ancora, o in navigazione a vela col mare mosso. L’unico cruccio è il costo, che per il momento si aggira intorno ai 3.000 euro, ma rapportando i vantaggi/benefici rispetto alle altre tecnologie sopra enunciate..... direi che non c’è storia.
mercoledì 16 novembre 2011
Riserva Marina Egadi; aggiornamento su campi boe
Ferme restanti le nostre considerazioni relative al primo servizio sul tema, riteniamo doveroso aggiornare il paragrafo “campi boe” in quanto abbiamo riscontrato la buona disponibilità dell'ente parco (AMP) nel proseguire l'opera di ripristino dei campi ormeggio destinati al diporto. I lavori, autorizzati dalla CP di Trapani, si svolgono nella maggior parte dei siti dove, nel 2002, 2003, e 2005 erano già installati i gavitelli. Questi sono rossi di classica fattura e dovrebbero essere delimitati da boe gialle munite di lampeggiante notturno per essere facilmente identificate al buio. In via sperimentale tutti i gavitelli posizionati potranno al momento essere liberamente utilizzati senza obbligo di dover acquisire autorizzazioni dall'ente gestore. Segue l'elenco dei 28 gavitelli al momento installati. Nell'isola di Favignana: 8 a Cala Rossa e 7 al Preveto; nell'isola di Marettimo: 4 allo scalo Maestro e 4 alla Conca; nell'isola di Levanzo: 3 a punta Altarella e 2 a capo Grosso. I Presidente dell'AMP ha dichiarato che nel corso del 2012 saranno installati altri 100 gavitelli sparsi per la riserva e saranno necessariamente tutti a pagamento. I proventi serviranno a finanziare la riserva marina, proteggere l'ambiente ed anche generare occupazione. Sperando che i decantati impegni si traducano in una prolifica realtà dei fatti, auspichiamo vivamente che gli stessi non diventino promesse da....marinaio.
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